Clathrus ruber
Funghi non commestibili (sospetti)
Clathrus ruber
Tassonomia
Regno Fungi
Famiglia Clathraceae
Genere Clathrus
Specie C. ruber
Nomi comuni
Clatro rosso
Fungo lanterna
Gabbiola
Fuoco selvatico (in Toscana)
Cuore di Strega
Sinonimi
Clathrus cancellatus Tourn. ex Fr. 1823
Etimologia
Clathrus: dal latino clathrus = inferriata, cancello, per la sua forma.
ruber: dal latino ruber = rosso, per il suo colore.
Habitat - Territorio
Cresce dalla primavera all'autunno nei luoghi umidi: boschi di latifoglie e conifere. Non sono infrequenti gli avvistamenti d'inverno, se il tempo è mite.
Corpo Fruttifero
Quando immaturo, si presenta a forma di un "ovetto" racchiuso in una volva bianca (esoperidio), con alla base una piccola appendice radiciforme.
Volva
A maturità si lacera e fuoriesce un ricettacolo (endoperidio) a forma di gabbia ed a larghe maglie, di color rosa, poi rosso sangue o rosso-scarlatto; le maglie della gabbia, internamente, sono cosparse di mucillagine granulosa di colore olivastro o bruno-verdastro, che contiene le spore.
Carne
Fragile, fetida
Odore
Cadaverico, fecale, insopportabile, percepibile anche a distanza.
Microscopia
Spore: di colore bruno o verdastro in massa, ellittiche, lisce, guttulate, 5-6 x 1,5-2 µm.
Commestibilità - Tossicità
Non commestibile, poco invitante.
Oltre ad essere portatore di un odore repellente, acquisisce una certa tossicità in fase di maturazione.
Alcune illazioni su una sua possibile commestibilità nella fase iniziale di ovolo chiuso sono, a nostro avviso, assolutamente da non prendere in considerazione.
Specie Simili
Phallus impudicus allo stato di ovolo.
Phallus hadriani allo stato di ovolo.
Curiosità
Il Clathrus ruber, oltre alla sua forma particolare e strana quando è adulto, ha questo odore disgustoso emanato dalla gleba matura.
Questo odore, per noi disgustoso, ha un compito ben preciso: attirare mosche e mosconi carnari che si appoggiano sui “bracci” della gleba.
La consistenza deliquescente e gelatinosa di questa, fa in modo che rimangano parti di essa, carichi di spore, attaccati a questi insetti che, volando, le diffondono nell’ambiente circostante.
E’ questo uno dei tanti “espedienti” usati dalla natura per diffondere la specie e, quindi, per riprodursi.
Note
Se ben conformato in modo regolare, questo fungo a maturazione assume la sorprendente forma geometrica di un icosaedro troncato.