Amanita phalloides
Funghi velenosi - mortali
Amanita phalloides
Tassonomia
Regno Fungi
Famiglia Amanitaceae
Genere Amanita
Specie A. phalloides
Nomi comuni
Tignosa verdognola
Amanita verdognola
Nomi comuni
Tignusa morteada
Angelo della morte
Ovolo bastardo
Sinonimi
Amanita viridis Pers. 1727
Agaricus phalloides Vaill. ex Fr. 1821
Etimologia
Amanita: dal greco Ἀμανὶτης [Amanitos] = fungo del monte Amano, da Ἄμανος [Amanos] = Amano, catena di monti tra la Cilicia e la Siria, nella Turchia asiatica, dove questa specie sembra fosse abbondante in antichità.
phalloides: dal latino phallus e dal greco eidos = a forma di fallo.
Fasi di crescita dei carpofori
Habitat - Territorio
Cresce in estate-autunno, un po' in tutta Italia, soprattutto sotto le querce ed i castagni nei boschi frondosi, non di rado anche sugli argini alberati, limitanti prati e terreni coltivati. Predilige le latifoglie ma non di rado si trova anche nei pressi di conifere. Tra le specie più presenti, sia nei boschi planiziali che nei boschi d'altura.
Cappello
5-15(20) cm, solido, globoso, quindi espanso, infine discoideo; il pileo risulta finemente decorato con fibrille radiali innate, sulla sua superficie possono residuare grossi lembi di velo generale bianchi. Di colore biancastro citrino, verdognolo, verde oliva, ma anche giallo bruno, nocciola, sabbia, bianco (nella fo. alba). Colore più intenso al centro, schiarisce verso la periferia, liscio e privo di striature al margine. Sericeo con tempo asciutto, viscoso con umidità.
Lamelle
Lamelle distanziate dal gambo (fungo eterogeneo), bianche (fungo Leucosporeo), fitte, alte e sottili.
Gambo
5-15(20) × 1-3 cm, si allarga progressivamente verso la base, biancastro con striature zebrate caratteristiche, giallastre, verdastre (non facilmente distinguibili nella varietà alba), pieno all'esordio e poi sempre più cavo a maturità.
Anello
Anello posizionato nella zona preapicale, ampio e cadente a fazzoletto sul gambo, spesso caduco negli esemplari maturi.
Volva
Volva sacciforme, membranacea, leggera, bianca, saldamente ancorata al bulbo e poi svasata in alto, spesso lacerata.
Carne
Prima compatta, quindi sempre più cedevole a maturità, bianca, con sottili aloni sotto il pileo concolori allo stesso.
Assaggio assolutamente sconsigliato. Per evitare l'accidentale ingestione di un frammento di fungo - anche piccolo - nella cosiddetta fase di assaggio, si sconsiglia vivamente tale procedura per la specie in questione.
Odore
All'esordio inodore, poi con sfumature mielato rancide sgradevoli ed infine repellenti cadaveriche.
Sapore
Dolciastro, nullo in principio, un po' acre oppure di "nocciole" alla fine.
Microscopia
Spore Bianche in massa, ovoidali, quasi rotonde, a reazione amiloide 9-11 x 7-9 µm.
Commestibilità - Tossicità
Velenoso mortale. Responsabile del maggior numero di decessi dovuti all'incauta raccolta dei funghi spontanei. Provoca intossicazione a lunga latenza di tipo falloideo. Contiene amanitine e falloidine sono tossine termostabili e quindi anche dopo cottura il fungo rimane velenoso mortale.
Pericoli per la salute dell'uomo
Provoca danni irreversibili al fegato e la morte. Possono risultare letali anche piccolissimi frammenti (circa un grammo di peso fresco per ogni chilogrammo di peso di chi lo ingerisce), quindi circa 70 grammi per un uomo adulto di 70 kg; inoltre il fungo mantiene tutte le sue proprietà velenose anche dopo la cottura, l'essiccazione e il congelamento. I primi sintomi della sindrome falloidea possono essere avvertiti da 12 a 48 ore dopo l'ingestione, a seconda della costituzione fisica del soggetto. In questo periodo le RNA-polimerasi a livello del fegato vengono inibite: cessa quindi la sintesi proteica e il fegato va in necrosi con effetti analoghi all'epatite virale in forma grave.
Se l'avvelenamento è diagnosticato in tempi brevi, è possibile scongiurare il decesso del paziente; tuttavia quest'ultimo, a seguito del danno epatico riportato, dovrà ricorrere a emodialisi oppure al trapianto dell'organo.Terapia dell'avvelenamento da Amanita phalloides: Silibinina per via orale; 20-50 milligrammi per chilogrammo in 500 ml di soluzione di destrosio al 5 % da iniettare in vena ogni sei ore per un giorno. Può inoltre venir data penicillina in alto dosaggio. Entrambi i farmaci inibiscono l'incorporazione dell'amanitina nell'epatocita.
L'elevato polimorfismo dell'a. falloide aumenta enormemente il rischio di confusione con altre specie congeneri o con specie di generi differenti di amanita.
Occasionalmente può raggiungere dimensioni ragguardevoli in altezza.
Specie simili
Quando è gialla è confondibile con l'Amanita gemmata (Fr.) Bertill. = Amanita junquillea Quél. 1877 e con l' Amanita citrina Pers. che hanno volva circoncisa e residui velari sul cappello diversi.
Quando abbia perduto l'anello ed è di colore bianco o ardesia è confondibile con le Volvaria, senza anello e volva al piede, ma lamelle presto rosee.
Quando è di colore bianco o grigiastro o brunastro e perde la volva con qualche Agaricus, dalle lamelle bianche poi rosee poi bruno-tabacco.
Quando appare priva di volva ed anello ed è verde è confondibile con alcune Russula e alcuni Tricoloma: Se è bianca con Tricoloma columbetta (Fr. : Fr.) P. Kumm., Melanoleuca evenosa (Sacc.) Konrad e Leucoagaricus leucothites (Vittad.) Wasser.
Infine allo stadio di ovulo con l'Amanita caesarea (Scop. : Fr.) Pers. o più raramente con qualche Lycoperdon.
Nei funghi le forme albine sono diffuse con una certa frequenza rispetto agli altri Regni del pianeta. Nelle Amanita con una certa ricorrenza, e tra queste l'Amanita phalloides var. alba Costantin & L.M. Dufour è una di quelle maggiormente rinvenibili.
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Osservazioni
Le caratteristiche prioritarie e principali per il suo riconoscimento sono: la presenza di quattro strutture morfologiche ben definite, cappello, gambo, anello e volva; colore molto mutevole del cappello con prevalenza del verdastro e presenza di fibrille longitudinali innate; il colore sempre bianco del gambo, dell'anello e della volva, con la sola eccezione della presenza di screziature, quasi zebrature sul gambo, lievemente concolori al cappello; il cappello divisibile dal gambo, lamelle libere.
Curiosità
Il responsabile di un progetto di ricerca del governo del Canada, un chimico, sta studiando da anni la composizione delle sostanze che complessivamente vengono indicate come amatossine, è riuscito ad isolare almeno una decina di composti diversi e sta analizzando con attenzione la loro azione sui mammiferi. L'obiettivo di questo progetto è molto ambizioso e se volete piuttosto affascinante, capire con quali meccanismi le amatossine riconoscono le cellule epatiche, le tracciano, le raggiungono e infine le distruggono necrotizzandole. Qualora il ricercatore riuscisse a capire quali sono i recettori che inducono a questa azione, potrebbe confondere chimicamente le amatossine e dirottarle verso cellule tumorali. Lasciando intendere a queste ultime che si tratta di tessuto epatico, otterrebbe uno strumento incredibile per aggredire e distruggere completamente, in modo assolutamente non cruento, tutte le cellule tumorali presenti in qualsiasi sede dell'organismo umano. Come potete facilmente intuire, si tratterebbe nel caso, della scoperta scientifica del secolo. Spesse volte ci si chiede perché le lumache si nutrano senza apparente disagio di Amanita phalloides, pericolosamente la credenza popolare affida a queste evidenze un valore di prova dimostrata di commestibilità, in verità i gasteropodi sono molto diversi dai mammiferi, possono permettersi regimi alimentari tra i più eccentrici e soprattutto, pensateci bene, non hanno un fegato che possa essere distrutto e necrotizzato dalle amatossine. Tenete anche conto che gli animali in genere si autoaddestrano con la selezione naturale, chi mangia sostanze velenose muore, chi riesce ad evitarle riconoscendole, cresce, si riproduce, e trasferisce l'informazione alla prole.